NOTA dell’Autore

“Il Sogno di Galileo” prosegue un mio itinerario compositivo, ispirato al binomio dialettico ARTE‑SCIENZA, partito lontano nel tempo. Il percorso é iniziato con il Goethe di “Apparso il mare…” (EMI Classics, 1993) che scriveva il “Viaggio in Italia” ricostruendolo in tarda età a Weimar, dipanando il filo delle sue memorie; passando per l’ispirazione ‘spaziale’ dell’opera “Concerto Planetario”, presentata al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1990, e di “Green Planet”, sempre a Spoleto l’anno successivo.

Il racconto introspettivo, lungo una notte dal tramonto all’alba, genera sequenze che si accavallano con l’imprevedibilità delle onde, dei pensieri, del sogno: Galileo cieco e solo, chiuso nella sua casa in Arcetri, ripercorre le tappe della sua vita.

Federico Bonetti Amendola

DURATA: 65 min circa

PRESENTAZIONE di Enzo Garofalo

Di Galileo il compositore Bonetti Amendola ha voluto con l’ausilio della musica mostrare al pubblico il volto più inconsueto, da lui definito “la dimensione interiore di uomo, di padre, di credente sofferente e offeso nella sua fede”. Ricordiamo infatti come Galileo, autore dell’introduzione del ‘metodo scientifico’ e fautore della rivoluzione nelle conoscenze astronomiche, a causa del sostegno dato al sistema eliocentrico e alle teorie copernicane sia stato accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, per cui fu condannato come eretico dalla Chiesa cattolica, costretto all’abiura delle sue concezioni astronomiche e a trascorrere il resto della vita in isolamento. Da questo punto di vista ha assunto un forte significato simbolico rappresentare ‘Il sogno di Galileo’ anche in una Basilica: “è una meravigliosa iniziativa che farà conoscere il vero Galileo, in un contesto che gli avrebbe dato immenso piacere: la scienza all’interno della Chiesa” (Prof. William Shea dell’Università di Padova, considerato il maggior esperto al mondo dello scienziato toscano).

Ed è proprio il dissidio interiore derivante dal tradimento delle proprie convinzioni – insieme ai limiti fisici dati da una precoce cecità e ai risvolti della sua figura di padre – ad essere al centro di questa ‘azione musicale’. Una formula quella dell’azione musicale che fonde musica, teatro di prosa e cantato, in una continua interazione tra suono, parola e gesto. Il risultato è stato quello di una coinvolgente rievocazione di alcuni momenti ora drammatici ora più pacati della vita di Galileo, trascorsi nelle stanze della villa di Pian dei Giullari sulle colline fiorentine.

A fare da filo rosso tra i testi, scritti dello stesso Galileo (Abiura, Lunare Corpus, Aenigma lunare, etc.) e lettere della figlia Virginia (Suor Maria Celeste), la suggestiva e a tratti magnetica musica di Bonetti Amendola con i suoi molteplici nuclei tematici in equilibrio tra melodia ed armonie dissonanti, ora più frenetici e carichi di tensione emotiva, come nel tema della ‘inquietudine di Galileo’, ora più lirici come ad esempio nel caso in cui lo stesso tema si converte in un canto di intima dolcezza all’affacciarsi nel racconto del mondo degli affetti familiari. Alla parte acustica si sono aggiunti anche alcuni inserti – vocali e strumentali – di musica elettronica, compresa una affascinante elaborazione del suono della Pulsar 0833-45: “… avrebbe mai immaginato Galileo che le stelle avevano una voce? ”.

Enzo Garofalo